Per un bambino, imparare a riconoscere un punto di riferimento — che sia un albero dalla forma strana, un’insegna colorata o il campanile della chiesa — significa trasformare un ambiente sconosciuto in un luogo familiare e “parlante”.
Sapersi muovere nello spazio non è solo una lezione di geografia, ma un passo fondamentale verso l’autonomia e la sicurezza di sé.
Conoscere i punti di riferimento e saper leggere o tracciare un percorso aiuta i piccoli a:
Sviluppare il pensiero logico: devono pianificare una sequenza di azioni (prima vado dritto, poi giro a destra).
Gestire l’orientamento: imparano a percepire la propria posizione rispetto agli oggetti e agli altri.
Conquistare l’indipendenza: sentirsi capaci di ritrovare la strada di casa o della propria aula dona una grande soddisfazione e riduce il senso di smarrimento.
Insegnare queste abilità in classe seconda significa dare ai bambini gli “occhiali da esploratore” per guardare il mondo non più come un labirinto, ma come una mappa ordinata tutta da scoprire.
Per spiegare i punti di riferimento e gli elementi fissi e mobili, sono partita da una discussione generale sul tema “Quale indicazione daresti per trovare la nostra scuola”. Dalla discussione sono emerse alcune indicazioni: via e numero civico (anche se in pochi lo conoscevano), la scuola è vicina al parcheggio, dopo la scuola materna, c’è anche una gelateria vicino alla farmacia ecc.
A questo punto ho detto che quando diciamo a qualcuno che la scuola si trova vicino al bar, alla panetteria o diamo l’indirizzo stiamo indicando dei punti di riferimento, cioè dei “luoghi o degli elementi” del paesaggio che ci aiutano ad orientarci. Poi abbiamo letto e lavorato su queste due schede:
Il lavoro è proseguito con una breve uscita sul territorio: siamo andati a fare un’acquisto nella cartoleria vicino alla scuola (i bambini hanno portato i soldi per comprare penna rossa e penna blu cancellabili, così ci abbiamo lavorato anche di matematica!).
Ai bambini ho detto di fare attenzione durante il tragitto ai nomi delle strade e ai possibili punti di riferimento perché poi avremmo disegnato i percorsi fatti.
In classe abbiamo disegnato alla LIM ciò che abbiamo visto e i due percorsi. Il lavoro non è stato complicato perché è un ambiente che i bambini conoscono molto bene.
La settimana successiva abbiamo lavorato su libro e su questa scheda che ho proiettato alla LIM. I bambini mi hanno indicato il percorso da fare e io l’ho segnato. Poi a turno, leggendo la scheda, hanno detto cosa scrivere.
Come compito da fare a casa ho dato da descrivere il percorso da casa a scuola, indicando alcuni punti di riferimento.
La lezione seguente abbiamo lavorato nuovamente sul libro di testo e su questa scheda. Ogni bambino ha lavorato individualmente, poi abbiamo fatto la correzione collettiva.
Nella lezione successiva ho pensato di proporre un’attività ludica: una caccia al tesoro!
Per un bambino, non c’è modo migliore di imparare la geografia che mettersi in gioco in prima persona. Attraverso un’attività ludica come la caccia al tesoro le parole della geografia smettono di essere parole su un libro e diventano strumenti necessari per vincere una sfida.
Quando un bambino deve seguire una mappa per trovare un “bottino” nascosto, attiva spontaneamente il pensiero critico: deve interpretare simboli, contare i passi e, soprattutto, imparare a collaborare con i compagni. Il gioco abbatte la paura di sbagliare: un errore nel leggere un percorso non è più un “voto basso”, ma un piccolo ostacolo da superare insieme per ritrovare la strada giusta. In questo modo, la geografia diventa un’avventura entusiasmante che allena l’occhio e la mente al piacere della scoperta.
Per fare la caccia al tesoro ho diviso i bambini in cinque gruppi da tre, ad ogni gruppo ho dato un colore. Poi ho spiegato loro che avevo nascosto in varie parti della scuola (nel nostro piano e nei due cortili) dei foglietti di colore diverso corrispondenti ai colori del gruppo. Sui foglietti avrebbero trovato delle indicazioni per trovare quello successivo. Vietato toccare i biglietti di colore diverso dal proprio. Alla fine avrebbero scoperto un tesoro nascosto (bolle di sapone e tre gelatine).
Alla fine del gioco i bambini si sono divertiti con le bolle di sapone, poi siamo rientrati in classe.
Ogni gruppo ha poi disegnato il proprio percorso scegliendo la modalità che preferiva.
Considerando il successo della caccia al tesoro, nella lezione successiva, ho ripreso l’idea della ricerca proponendo un’attività con il pirata Barbanera.
Per introdurre il personaggio abbiamo visto questo breve video: “Il pirata dell’anno”.
Poi ho proposto queste due schede:
Durante la lezione seguente abbiamo continuato a lavorare sui percorsi con questa scheda che ho proiettato alla LIM. La scheda propone due percorsi possibili che abbiamo tracciato e descritto sul quaderno.
Nell’ultima lezione dedicata ai percorsi ho proposto una scheda invernale sulle coordinate geografiche e un percorso da costruire ritagliando e incollando le frecce.
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